
Questa volta non mi rivolgo a tutti indistintamente, bensì soprattutto a chi, come me, è preoccupato per la minaccia dei cambiamenti climatici. Sarei contento di suscitare interesse anche in chi crede che l’allarme sul riscaldamento globale sia una gigantesca montatura o un colossale errore collettivo da parte dei climatologi, ma questo scritto non ha lo scopo di far cambiare idea a questo tipo di lettori. Mi rivolgo a chi è preoccupato per il clima, per fare un semplice appello: possiamo affrontare le tematiche ambientali, in particolare quelle riguardanti i cambiamenti climatici, senza venir risucchiati in un’imbarazzante controversia tra i sostenitori e i detrattori di una sola persona, con un nome e un cognome? Ecco, mi piacerebbe che ci provassimo.
Quando gli organi di informazione cominciarono a raccontare la storia di una studentessa svedese che il venerdì, anziché andare a scuola, protestava davanti al Parlamento, guardavo con una punta di ammirazione a quella vicenda, che mi appariva come un esempio di determinazione e spirito visionario. Come è noto, tutto questo ha dato vita ad un movimento che ha assunto dimensioni mondiali; eppure gran parte dell’attenzione dell’opinione pubblica non ha mai smesso di concentrarsi su colei che di quel movimento è stata ispiratrice e coordinatrice. Rispetto al tema del riscaldamento globale, che rischiava di apparire astratto e lontano dall’esperienza comune, molte persone preoccupate per l’ambiente hanno forse pensato che la storia di questa ragazza avrebbe potuto offrire un volto, una narrazione, in grado di agganciare finalmente l’opinione pubblica. Arrivati a quel punto, però, non ci è voluto tanto perché dalle fila dei negatori del riscaldamento globale (ben sponsorizzati e organizzati) si desse vita ad una vera e propria campagna di messa in discussione di questa ragazza, con attacchi diretti su di lei, spesso ad personam, al chiaro scopo di gettare discredito sulle preoccupazioni degli ambientalisti. Come risultato di tutto questo, discutere su temi ecologici oggi vuol dire spesso rischiare di finire a parlare non di sette miliardi di persone, ma di una sola. Una persona che fra l’altro, minorenne fino a qualche settimana fa, ha diritto a dire anche qualche sciocchezza, senza che ampie schiere di sedicenti maggiorenni di tutti i Paesi si uniscano per analizzare con cura ogni frase da lei pronunciata, alla ricerca di perle di saggezza o segni di debolezza intellettuale.
Con grande rispetto e anche una punta di affetto per Greta Thunberg mi tocca ricordare, a chi non parla che di lei, che la diffusa preoccupazione sullo stato di salute del nostro pianeta non è scaturita a partire dalle notizie che da un paio d’anni impazzano sulla rete. Ci sono tante persone che già da molti anni, pur non essendo esperte di climatologia, cercano di informarsi con attenzione e si sentono seriamente preoccupate, rispetto ai cambiamenti climatici. Abbiamo raccolto informazioni attraverso giornalisti, professionisti della divulgazione scientifica, organizzazioni ambientaliste, personalità della politica e altri soggetti impegnati, che a loro volta hanno provato a riassumere le novità provenienti dalla comunità scientifica. Siamo venuti, per lo più indirettamente, a conoscenza dei risultati pubblicati negli ultimi trent’anni dall’Intergovernmental Panel on Climate Change, uno dei più grandi gruppi di ricerca mai messo in piedi nella storia della scienza. Abbiamo preso sul serio le notizie riguardanti le raccomandazioni dell’IPCC, perché vogliamo attenerci a ciò che la stragrande maggioranza degli esperti in materia oggi ritiene vero – senza nulla togliere al fatto che il progresso scientifico a volte dà luogo a clamorose smentite di tesi già largamente accettate. Non ci sentiamo i fan di nessuno, siamo solo persone che si preoccupano su argomenti importanti quando vedono di fronte a sé la preoccupazione di chi apparentemente è molto più informato.
Eppure, di fronte a chi ci sta dicendo che la nostra casa è in fiamme, sembra che non si riesca a fare di meglio che perder tempo a discutere su chi dà l’annuncio. A me pare che la scelta di scendere su questo terreno di disputa non possa che nuocere alla causa ambientalista, favorendo in ultima analisi coloro che, buttando tutto in caciara, sperano che nulla cambi. Dovremmo chiederci sul serio se il gioco di spostare l’attenzione su una singola persona valga la candela, rispetto agli obiettivi della lotta ai cambiamenti climatici; ma soprattutto dobbiamo chiederci, ciascuno per suo conto, quali sono le questioni a cui ci sentiamo di dedicare il nostro tempo e la nostra energia. Io mi sono dato per conto mio una risposta: se mi parlano di Greta, parlo dei cambiamenti climatici; se mi riportano su Greta, torno sui cambiamenti climatici. È tanto strano?