Diario, pag. 19

       Qualche giorno fa ho vinto un piccolo giro sulla giostra della celebrità, perché così è piaciuto all’algoritmo che governa Twitter. Mi interrogo sul perché e sul come.

       Sul mio profilo personale, seguito giusto da qualche amico, ho citato un tweet con un video girato nei canali fra Amsterdam e Rotterdam. Ho aggiunto solo: «Che meraviglia!». 

       Queste due paroline magiche mi hanno spianato la strada per 7.300 visualizzazioni, 75 “Mi piace” e 9 retweet. Roba da nulla per i principi della rete, ma comunque un’enormità rispetto al flusso che mi capita di solito.

       È chiaro che il mio tweet è stato scelto dall’algoritmo e rilanciato in notifica a utenti che non mi conoscono e che non conosco.

       Spesso ricevo anch’io notifiche che rimandano a messaggi così: due-tre parole di forte impatto e il rimando a qualcos’altro. Sembra che i contenuti di questo tipo abbiano una marcia in più per diffondersi.

       O forse l’algoritmo mi ha preso in simpatia perché l’autore del tweet che ho citato (un pezzo grosso da 150.000 follower) mi ha ringraziato con un brevissimo commento. In ogni caso, nulla è dipeso da me: sono stato semplicemente il pirla giusto al momento giusto.

       Morale della favola: visto che prima o poi la fortuna bussa quando non te l’aspetti, è meglio non farsi trovare in pigiama.

       Detto altrimenti: per diffondere contenuti di qualità ci vogliono due ingredienti: la diffusione e la qualità. Se togli la qualità, potresti avere più diffusione, ma tanto mancherebbe comunque qualcosa; quindi almeno la qualità devi cercare di mantenerla, il resto si vedrà.

       

Twitter.com/DsulMetodo

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