Diario, pag. 22

       La violenza sulle donne non è certo una novità in Italia, ma l’ondata emotiva a cui abbiamo assistito negli ultimi due mesi non ha precedenti. Quest’emotività può essere un fattore di cambiamento, purché manteniamo le idee ben chiare, in particolare attorno al tema del patriarcato. Questo concetto, nato con un significato preciso in antropologia, ha assunto un valore più ampio (e meno chiaro) in seguito. La parola contiene un riferimento al potere (arché) e alla figura del padre (patér), perciò ha un valore duplice: in primo luogo indica il potere delle figure maschili su quelle femminili; in secondo luogo indica il potere degli anziani sui giovani. Mentre è ovvio che il predominio maschile gioca un ruolo importante nel fomentare la violenza diffusa nei confronti delle donne, resta da capire se il potere degli anziani c’entra qualcosa. Darò tre possibili risposte e poi tirerò le somme.

       Possiamo sostenere che la diffusione della violenza di genere è l’effetto di un predominio degli anziani nella nostra società? Non ne vedo le ragioni. Nella società italiana le vecchie generazioni hanno ancora un ruolo guida in molti contesti di lavoro, nella politica (meno di un tempo) e in buona parte del mondo economico che conta; ma la situazione è molto diversa nei contesti affettivi, come quello della famiglia e delle relazioni sentimentali. Per dirla con una battuta: per fare il patriarcato ci vogliono i patriarchi, ma non se ne vedono molti in giro. Nella società patriarcale vera e propria, i figli avevano il terrore dei genitori, che a loro volta subivano l’influenza dei loro genitori; le scelte professionali e sentimentali dei giovani erano guidate oppure impedite da chi guidava la famiglia; spesso chi faceva scelte di libertà doveva pagarle a prezzo altissimo. Cosa resta di tutto questo? Direi al massimo qualche ricordo, nella maggior parte delle famiglie, più qualche suggestione attraverso la letteratura e il cinema. Qualche residuo di patriarcato vero e proprio c’è ancora in alcune realtà rurali o periferiche, in certi ambienti della criminalità organizzata e in alcune comunità di origine non italiana. Comunque, anche se la società italiana è ancora abbastanza legata alle tradizioni del passato, la violenza di genere è ancora più diffusa nei Paesi del Nord-Europa, senz’altro più aperti di noi ai cambiamenti in corso. Allora, se nel complesso il dominio degli anziani è nettamente diminuito, ma la violenza di genere è rimasta identica, tutto fa pensare che dobbiamo seguire qualche altra pista. 

       Si potrebbe dire allora che la colpa è comunque dei padri, semplicemente nel senso che la violenza di genere nasce da influenze che provengono dal passato e che dobbiamo lasciarci alle spalle. A suggerire quest’idea c’è anche il fatto che, almeno nel contesto italiano, i casi di femminicidio sono più diffusi fra le persone più anziane che tra quelle giovani. Allora, si potrebbe pensare, a poco a poco il tempo metterà le cose a posto; ma questa convinzione, che ci assolve e ci rassicura, è tutt’altro che giustificata dai fatti. Se il maschilismo è ancora forte e la violenza anche, mentre la cultura di massa è cambiata sotto tanti altri aspetti, vuol dire che una quota importante dell’attuale violenza di genere ha origini nuove, che andrebbero indagate con coraggio. Ad esempio, ci sarebbe da riflettere sul ruolo delle figure femminili nella produzione pornografica; sulla presenza degli stereotipi di genere nella pubblicità rivolta ai bambini; sull’ampia accettazione della violenza come stile di vita, per esempio nella cultura che si diffonde a partire dalle periferie urbane. Possiamo anche dare la colpa di tutto questo ai nostri bisnonni, ma non mi pare che ne ricaviamo gran che.

       Infine potremmo specificare che usiamo la parola “patriarcato” in senso generico, intendendo semplicemente un sistema sociale caratterizzato dal predominio maschile. Allora sarebbe tanto meglio usare un’altra parola – maschilismo, magari – perché la confusione allontana la soluzione dei problemi, anche quando si è animati da buone intenzioni. Anzi, il furore delle buone intenzioni, unito alla confusione delle idee, rischia di generare problemi nuovi; ma mi pare che ne abbiamo già abbastanza.

 

Facebook.com/discorsisulmetodo

Lascia una risposta