Un modesto appello per il DdL Zan

       Il titolo della proposta di legge è “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”. Se n’è discusso tanto, ma ora se ne parla sempre meno, visto che il dibattito in aula è stato rimandato a dopo la pausa estiva (con tempi ignoti e un nuovo contesto politico tutto da indovinare). Chissà allora che questo momento di stallo non possa servire a toccare il tema con più calma. Quello che vorrei sostenere è molto semplice: questa legge va approvata, anche a costo di modifiche significative.

       Breve sintesi: la discussione sul Disegno di legge si è concentrata soprattutto su alcune definizioni (inserite nell’art. 1) e sul timore, espresso da alcuni, che l’espressione di opinioni in materia di sessualità possa in qualche modo non essere più libera. Il testo, approvato alla Camera con alcuni emendamenti, è passato all’esame del Senato, ma lì è arrivata una valanga di nuove proposte di emendamento: tattica dilatoria o forse autentico tentativo di sabotaggio, secondo partiti politiciassociazioni che hanno sostenuto il progetto di questa legge. Si è cominciato così a parlare di tempo scaduto, testo blindato, muro contro muro. Eppure credo che si debba cercare una strada per un accordo accettabile, per almeno tre motivi.

       Primo motivo: il DdL risponde a un bisogno reale, quello di rafforzare gli strumenti di protezione nei confronti di alcune categorie costantemente esposte alla discriminazione e alla violenza. Perciò si può discutere su quali strumenti siano più legittimi e più efficaci, ma qualcosa bisogna fare. Non si può accettare che la proposta venga semplicemente archiviata: questo sarebbe a mio avviso il male peggiore. Non vedo che una possibilità per evitarlo: le forze che hanno sostenuto il DdL devono accettare di modificare il testo, quel tanto che può servire all’approvazione. Sarà dura, si dovrà fare di tutto per evitare che il compromesso lasci fuori una o più categorie da proteggere (perché questo, paradossalmente, introdurrebbe nuove discriminazioni), ma qualche passo indietro si dovrà pur fare. È un ricatto? Può darsi, ma vedo solo un modo per uscirne: ottenere qualcosa.

       Secondo: se si approverà una legge dai toni più sfumati rispetto a quanto previsto inizialmente, questa potrà essere una base per una norma più ambiziosa da approvare in futuro. Se coglieremo l’opportunità di compiere ora un progresso, avremo dato lo spunto per una piccola rivoluzione culturale, un cambio di mentalità, che è ciò di cui il Paese ha più bisogno. Sarà più facile, a quel punto, fare qualche ulteriore passo avanti in seguito.

      Terzo e ultimo: il tema della lotta alle discriminazioni dovrebbe appartenere a qualunque schieramento, perché ha un legame diretto con uno dei Principi fondamentali della Costituzione, l’articolo 3. Perciò, al di là di ogni legittima divergenza, si deve perseguire la massima condivisione possibile. Piaccia o no, c’è una componente importante del Parlamento e dell’opinione pubblica che non si riconosce in alcuni dettagli importanti di questa proposta di legge. Questi rilievi critici vanno in qualche modo considerati, per arrivare ad una mediazione. Abbiamo bisogno di un accordo parlamentare ampio, che non sia seguito da malumori e strascichi polemici, perché si possa finalmente voltare pagina su temi che in questi anni hanno acceso gli animi nel Paese.

         Molti osservatori hanno messo in evidenza la contrapposizione fra due diversi punti di vista in materia di sessualità e affettività, ma mi pare che qui sia in gioco anche un’altro tipo di contrasto: quello fra due diversi modi di intendere la politica. Possiamo vedere l’impegno politico come testimonianza orgogliosa di principi inderogabili, oppure come determinazione a raggiungere degli obiettivi. Quest’ultimo atteggiamento dovrebbe a mio avviso premerci di più in questa fase della discussione sul DdL Zan: dobbiamo ingoiare rospi e portare a casa un risultato, per costruire un Paese migliore a poco a poco, mattone su mattone. A quanto pare, più di questo non si riesce a fare; ma fare anche meno sarebbe un vero delitto.

P.S. So bene che per trovare un accordo bisogna fare anche delle proposte che entrino un minimo nel merito. Ci proverò a breve, se mi riesce.

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