Diario, pag. 14

       Nel fiume di fango che si sta riversando sul governo dell’Ucraina in queste settimane, ad opera di un’accesa minoranza di opinionisti, c’è un sasso particolarmente insidioso: la tesi secondo cui la deposizione del presidente ucraino Yanukovich, avvenuta nel febbraio del 2014 col sostegno dei paesi occidentali, sarebbe stata niente meno che un “colpo di Stato”. È un’osservazione che interesserebbe solo gli storici, se non contenesse le premesse per insinuare che l’attuale governo ucraino non sia legittimo, con tutto quello che ne consegue rispetto alla guerra in corso.

       Il mestiere di storico non mi compete, ma se parliamo di linguaggio e comunicazione un po’ di spazio me lo prendo volentieri, anche perché non riesco a restare inerte quando mi pare che le parole perdano quel minimo di senso che dovrebbero avere. Allora vado con due definizioni, per vedere se dopo c’è ancora margine per parlare o se al massimo si possono fare gargarismi con la bocca.

       Rivoluzione.  È un processo di cambiamento repentino del governo o dell’ordinamento giuridico, che si attua attraverso un movimento di forze radicate nella società civile; può esprimersi direttamente, mediante sommosse di piazza, o indirettamente, mediante una sfida al governo condotta da forze parlamentari; può essere sostenuta, o osteggiata, da forze straniere interessate a intervenire nella situazione di quel Paese; può essere violenta o non violenta; come conseguenza, il capo dello Stato o del governo viene a volte arrestato, a volte ucciso, altre volte viene lasciato fuggire; si accompagna, almeno all’inizio, a un senso di euforia nella maggior parte della popolazione, per poi evolversi in tante possibili direzioni.

       Colpo di Stato. È un processo di cambiamento repentino del governo o dell’ordinamento giuridico, che si attua attraverso organi dello Stato facenti capo al governo stesso; può essere sostenuto, o osteggiato, da forze straniere interessate a intervenire nella situazione di quel Paese; utilizza la forza delle armi, almeno a livello di deterrenza; disperde ogni movimento di piazza e neutralizza rapidamente gli oppositori politici, spesso ricorrendo ad arresti su larga scala; di solito procede immediatamente all’arresto del capo dello Stato o del governo; assume rapidamente il controllo dei mezzi di informazione e delle infrastrutture; procede immediatamente a varare leggi che restringono alcune libertà essenziali dei cittadini; si accompagna, almeno all’inizio, a un senso di paura nella maggior parte della popolazione; in seguito la repressione si mantiene costante, oppure si rafforza, oppure si allenta molto gradualmente.

       Se ci sono obiezioni significative su queste due definizioni, le leggo volentieri; se no, andiamo tutti a studiare cos’è successo a Kiev a febbraio 2014, così mi dite un po’ com’è che ci eravamo persi un colpo di Stato senza neanche farci caso.

       

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