
La scarcerazione di Giovanni Brusca, il mafioso che azionò il telecomando della Strage di Capaci, ha suscitato in questi giorni una fiammata di reazioni. Parenti di vittime di mafia, esponenti della classe politica e anche semplici cittadini si sono chiesti a gran voce come una cosa del genere sia possibile. Data la delicatezza dell’argomento, queste reazioni non devono stupire; però è interessante anche chiedersi in che modo l’opinione pubblica si rapporta all’informazione in questo tipo di discussioni.
Come è stato sottolineato sia da professionisti della lotta alla mafia che da alcuni familiari di vittime, i collaboratori di giustizia ricevono sconti di pena per effetto di una legge dello Stato, che va considerata da un punto di vista generale e non sull’onda delle emozioni suscitate dai singoli casi. Sappiamo che è stata quella legge, forse più di ogni altro provvedimento, a contribuire al successo di quella gloriosa stagione di contrasto alla criminalità organizzata che associamo ai nomi di Giovanni Falcone, Antonino Caponnetto, Paolo Borsellino e altre figure importanti. La legge sui collaboratori di giustizia è senz’altro controversa, perché costituisce una sorta di deroga ad alcuni principi generali a cui siamo tutti molto legati; ma è stata approvata in nome di una valutazione del rapporto tra i suoi costi e i suoi benefici. Questa valutazione si può sempre cambiare, ma per farlo bisogna andare oltre l’emozione momentanea suscitata da singoli fatti di cronaca.
Le dichiarazioni di questi giorni hanno richiamato il solito vizio di fondo presente in molte discussioni pubbliche: quello di andare dietro alle notizie, anziché anticiparle sulla base della conoscenza del contesto. Questo mi ricorda il modo in cui i bambini piccoli giocano a calcio: è tutta una nuvola festante, che si muove su e giù per il campo seguendo la palla; nessuno si allontana per ricevere un passaggio, nessuno passa. Così si muove l’opinione pubblica da quando i telegiornali hanno assunto nel sistema dell’informazione il ruolo cardine che una volta era occupato dai giornali: frana una montagna e parliamo per un po’ di dissesto idrogeologico; la mafia ammazza qualcuno e improvvisamente ci ricordiamo che esiste ancora… potrei fare mille altri esempi. L’avvento dei social media non ha modificato questa tendenza, anche se la smania di raccogliere informazioni sul fatto del giorno si è trasformata in una smania di commentare quel fatto.
La cosa curiosa è che, quando siamo impegnati in queste discussioni del giorno dopo, siamo tutti convinti di svolgere appieno il nostro dovere di informarci e di guardare all’informazione in modo critico. Non ci sentiamo minimamente a disagio per aver sottovalutato i fatti precedenti, né immaginiamo che l’argomento che oggi ci tocca così tanto, fra pochi giorni non ci farà più né caldo né freddo. Nel frattempo, dov’è finita la palla? Corriamo a parlare di qualcos’altro!
Aggiunto il 13 marzo 2023