Piccolo diario n. 5

       L’assalto a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio, oltre a mostrare lo scontro fra due idee opposte di politica, è stato anche l’occasione di un imbarazzato incontro fra due visioni profondamente diverse – forse complementari – su cosa sia l’informazione.

       Da una parte c’è il raccogliere notizie su ciò che è appena accaduto o che sta accadendo di minuto in minuto: un lavoro che soddisfa il desiderio di tenersi aggiornati su ciò che gli altri sanno, di sentirsi parte del processo con cui le notizie vengono via via condivise. È un’informazione che nel corso dei decenni si è adattata a strumenti sempre più potenti e a linguaggi nuovi, raggiungendo una rapidità di circolazione che una volta non avremmo immaginato.

       Sul fronte opposto c’è l’informazione lenta e approfondita, che apparentemente arriva dopo i fatti, ma in realtà finisce con anticipare altri fatti. È quel tipo di lavoro che ha fatto sì, ad esempio, che lo scenario che ha portato alla Brexit fosse ampiamente illustrato in anticipo (se non addirittura previsto nel suo esito) prima che la Brexit stessa si compisse. È quella stessa informazione che dal 2016, anno delle primarie del Partito Repubblicano in cui si impose Donald Trump, ha analizzato con cura l’idea di politica che Trump rappresentava. Già allora era abbastanza chiaro (a chi voleva capirlo) che quel progetto politico era in forte contrasto con le forme e i limiti dell’ordinamento democratico americano. Per molti di coloro che da tempo seguivano con attenzione la parabola politica di Trump, quello che è accaduto lo scorso 6 gennaio rappresenta in fondo l’esito di un disastro ampiamente annunciato. Ovviamente nessuno poteva prevedere che i fatti si svolgessero esattamente così, ma abbiamo assistito al realizzarsi di quei timori che tanti avevano già espresso senza ricevere adeguato ascolto.

       Così in quest’occasione, come accade spesso di fronte a piccoli e grandi disastri, il primo e il secondo modo di fare informazione si sono incontrati, scambiandosi uno sguardo di imbarazzo. C’è una frase che aleggia nell’aria… l’uno non vuol sentirsela dire, l’altro non la dice per non essere preso come al solito per saccente.

       

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