Un mare di fango, I

Sulle organizzazioni non-governative che soccorrono i migranti in mare si sono riversate in questi anni accuse di vario genere, spesso mescolate fra loro e formulate in modo confuso. Per chi in questi anni ha cercato di informarsi al di là delle polemiche, non sono mancati i tentativi apprezzabili di sintesi, così come le analisi dettagliate (sia sul piano giuridico che su quello della disamina dei fatti), che rimandano a loro volta ad un’ampia documentazione a disposizione di tutti. A tutto questo vorrei aggiungere una specie di mappa generale delle accuse, perché mi pare che nel dibattito pubblico la confusione conferisca un ingiusto vantaggio a chi accusa rispetto a chi deve difendersi. Possiamo raggruppare la polemica in due macro-tesi: la prima è che le ONG sfruttano i migranti per arricchirsi; la seconda è che queste organizzazioni favoriscono l’immigrazione clandestina. È un minestrone così ricco che già la metà basta, perciò oggi parlerò solo della questione economica; il tema dei soccorsi in mare lo rimando a un testo successivo, per chi avrà voglia di leggerlo.

Innanzitutto mi pare che la polemica sia alimentata, in alcuni settori dell’opinione pubblica, anche da una confusione di fondo fra le organizzazioni non governative che pattugliano il mare e le cooperative che operano a terra con i migranti sbarcati. Le cooperative che offrono servizi a terra lavorano per conto dei governi nazionali e dagli enti locali; sono perciò finanziate, in ultima analisi, attraverso le tasse versate dai cittadini e dalle imprese; come è noto, in questo ambito sono emersi anche scandali (ad esempio, quello che ha riguardato la Cooperativa 29 giugno, il cui iter giudiziario è quasi del tutto concluso). Altra cosa sono le organizzazioni non governative: si chiamano così anche perché di regola non operano su mandato dei governi (del resto pattugliano il Mediterraneo proprio perché ritengono che governi e organizzazioni sovra-nazionali non lo facciano a sufficienza) e sono indipendenti dai governi anche da un punto di vista economico: operano grazie alle donazioni offerte da privati e imprese, non grazie al denaro pubblico proveniente dalle nostre tasse (un esempio: Medici Senza frontiere). Ribadito quest’ultimo aspetto cruciale, possiamo tornare a chiederci cosa voglia dire la tesi secondo cui le ONG si arricchiscono con i migranti.

Dobbiamo chiederci intanto cosa vuol dire usare l’espressione ‘le ONG’, con tanto di articolo determinativo, in un contesto accusatorio come questo. Vuol dire tutte? La maggior parte? Un numero significativo? Almeno una? Per coloro che nutrono sospetti verso queste organizzazioni, un risultato ragguardevole sarebbe già il dimostrare con delle prove che l’accusa regge in qualche caso; eppure le formulazioni generalizzate abbondano. Il gioco sembra quello di sparare la tesi forte (cioè quella generale), buttar giù argomenti a sostegno di tesi più deboli e ogni tanto tornare a farfugliare ancora la tesi forte, senza farlo troppo notare. È una tecnica simile a quella usata dai prestigiatori: quando il pubblico è stanco, viene indotto a guardare da un’altra parte mentre scatta il trucco. Allora cerchiamo di non cascarci e veniamo alla questione più importante: cosa vuol dire che una determinata ONG – anche una sola – si arricchisce grazie ai migranti?

       Potrebbe voler dire che ha aggirato le norme che proibiscono le finalità di lucro: ad esempio, distribuendo lauti stipendi ai propri dipendenti, così da garantire a chi sta all’interno una sorta di beato benessere, sulle spalle dei donatori. Di solito, per la verità, queste organizzazioni (ad esempio: Open Arms) mostrano orgogliosamente bilanci da cui si evince che destinano solo una piccola parte delle proprie uscite a stipendi, costi di sistema e investimenti a medio o lungo termine. Se saltasse fuori che qualche ONG impegnata nel Mediterraneo gonfia le tasche di qualcuno che sta a terra, sarebbe senz’altro un problema; ma questo è tutto da dimostrare. Ben vengano le inchieste serie e documentate su questi argomenti, ma se non salta fuori nulla, non è accettabile che si alimenti il sospetto che la mancanza di risultati delle inchieste sia dovuta a coperture politiche, complotti dei poteri forti o rapimenti di testimoni-chiave da parte di forze aliene.

In alternativa, qualcuno potrebbe sostenere che qualche ONG si arricchisce troppo in quanto presenta bilanci fasulli, che nascondono una realtà ben diversa da quello che sembra. Attenzione, però… queste sono accuse penalmente rilevanti, perciò chi pensa di poterle dimostrare faccia le sue denunce circostanziate; se ne parlerà in tribunale e magari seguiremo con curiosità i processi, ma finché non arriverà una sentenza mi rifiuto di proseguire questo discorso.

Infine, qualcuno potrebbe trovare ingiusto che la visibilità generata dai salvataggi in mare abbia offerto ad alcune ONG l’occasione di ricevere sempre più donazioni e quindi veder aumentare il proprio volume economico. Quindi stiamo mettendo in discussione l’aspirazione, da parte di chi ha dato vita ad un’organizzazione, di vederla crescere? Se volete possiamo discutere anche su questo… però devo avvisarvi già da ora: il giorno in cui dovremo parlare di questo, proprio quel giorno lì, avrò un sacco di altre cose da fare.

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