Diario, pag. 21

       L’improvviso sviluppo delle intelligenze artificiali generative come ChatGPT (ma non solo) sta destando grande attenzione, ma credo che meriterebbe ancora più attenzione, perché sta delineando con ogni probabilità una rivoluzione epocale che presto sarà evidente a tutti. Per chi si è perso qualche passaggio: stiamo parlando di programmi che, ricevuta una domanda o una richiesta dettagliata, in pochi secondi realizzano testi, immagini, video e presentazioni multimediali, con risultati di gran lunga migliori rispetto a quello che la maggior parte delle persone saprebbe realizzare da sé – provare per credere. A volte queste tecnologie producono risultati da rivedere, ma c’è comunque parecchio su cui pensare. Potremmo mettere le cose anche così:

In definitiva, le cazzate di ChatGpt ci ricordano che il linguaggio è un pessimo surrogato del pensiero e della comprensione. Per quanto una frase possa sembrare fluida e coerente, sarà sempre soggetta a interpretazioni e fraintendimenti. E in un mondo in cui tutto è una cazzata scorrevole, ChatGpt non è che un’altra voce nel mucchio (e sì, anche il paragrafo che avete appena letto, nella sua versione originale, è stato scritto dal chatbot).           

(Frase riportata su Wired)

Possiamo domandarci se queste applicazioni costituiscano intelligenza vera e propria o se quest’ultimo risultato è alle porte, ma il punto non mi pare questo. Sono comunque dispositivi molto efficaci di imitazione di aspetti raffinati del comportamento umano: dispositivi così efficaci da essere pronti a interagire con noi in mille aspetti della vita. Siamo di fronte a un mare di opportunità, soprattutto nel mondo degli affari (infatti le aziende che investono sull’intelligenza artificiale sono impegnate in una sorta di corsa all’oro, con continui aggiornamenti); ma abbiamo davanti una montagna di interrogativi sulle implicazioni etiche, giuridiche e sociali di queste nuove tecnologie: ad esempio sul rischio di un proliferare della disinformazione, sui rischi di plagio e scorrettezze in ambito accademico (su cui ci sono pareri più o meno aperti) e più in generale sul tema dell’attribuzione dei diritti d’autore per le opere realizzate con intelligenza artificiale. Di questi aspetti problematici sono consapevoli in parte gli stessi sviluppatori, come si può evincere dalle restrizioni d’uso rivolte agli utenti; ma è difficile pensare che queste raccomandazioni siano davvero sufficienti per governare i possibili scenari futuri.

        Forse più avanti, quando mi sembrerà di poter dire qualcosa di articolato su questi temi, proverò a farlo; per ora mi limito a invitare tutti, attraverso i commenti a questo testo (che comparirà anche sulla pagina Facebook, con qualche modifica) a offrire suggerimenti su cose da leggere e da vedere sull’argomento: spiegazioni chiare, pareri di esperti e opinioni motivate (nel mio piccolo, io offro i link che qui si vedono in blu sul testo). Ringrazio in anticipo chi vorrà contribuire ad arricchire questo spazio di condivisione.

  

  

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