
Tanto per cominciare, dichiaro valido il Latino maccheronico all’interno di questo blog, altrimenti non ne esco più vivo. Inoltre faccio mio l’uso tradizionale di introdurre espressioni latineggianti per indicare gli stratagemmi argomentativi, accettabili o no. Ce n’è uno in particolare che mi interessa: presentare come innocuo ciò che è potenzialmente dannoso, partendo dal fatto che tanti, o almeno alcuni, sono sopravvissuti ai presunti danni. Ad esempio: «Non è vero che l’alcool fa male: un bicchiere di vino non ha mai ucciso nessuno».
In generale questo tópos retorico (forse una sottocategoria dell’argomento a contrario) può avere un uso più che legittimo, quando si tratta di indebolire le formulazioni eccessivamente forti di una tesi. Nel caso appena considerato: si può usare quest’argomento per ricordare che i danni provocati dall’etanolo non sono così gravi come quelli prodotti da sostanze ancora più dannose. Purtroppo però, l’Argomento della Sopravvivenza viene impiegato spesso per insinuare che il supposto danno semplicemente non ci sia; ma questo non va bene, perché si usa una premessa debole («Qualcuno è riuscito a scampare») per giustificare una conclusione forte («Non c’è nessun rischio»). In più, a volte si lascia intendere che certi fattori di rischio in qualche modo fortifichino, o addirittura facciano bene: ad esempio, si dice a volte che le botte ai bambini sono utili perché sono state sempre date e in qualche modo i bambini crescendo ci hanno fatto il callo.
L’appello al valore probante della sopravvivenza è uno strumento naturale per difendere posizioni conservatrici, perché richiama l’idea che la storia passata, con la sua lunga scia di sopravvissuti, possa fare da monito ai posteri affinché questi continuino a percorrere il solco già delineato e si guardino bene dal cambiare la situazione. Finché non saremo arrivati alla completa estinzione della nostra specie, qualcuno potrà sempre dire che in fondo va tutto bene, basta fare come si è sempre fatto.
Questo tipo di argomento può essere impiegato anche per difendere posizioni progressiste, quando si guarda con un entusiasmo un po’ acritico alle nuove tecnologie e alle nuove mode che ancora non conosciamo in tutti i loro aspetti. Ad esempio, se diciamo che il sexting è una pratica innocua, semplicemente perché ormai è considerato normale da un numero crescente di persone (nella maggior parte dei casi, ancora vive); oppure se diciamo che le serie televisive sul narcotraffico non hanno alcun effetto negativo sui telespettatori, perché la stragrande maggioranza di questi, anche dopo aver completato la visione di tutti gli episodi, continua a vivere onestamente.
L’argomento della sopravvivenza, sia nella versione conservatrice che nella variante progressista, è uno strumento perfetto per buttare in caciara qualunque discussione e convincere tutti ad arrendersi al fatto che le cose stanno o vanno in un certo modo. È un facile stratagemma per risparmiarci la fatica di esaminare con cura gli effetti di una certa azione, o perché sappiamo che in passato quell’azione è sempre stata praticata e le sue conseguenze non hanno impedito che l’umanità andasse avanti, o perché crediamo che in qualche modo l’umanità sopravvivrà anche alle nuove diavolerie che nel frattempo sta inventando. Quello che piace di questo argomento è il fatto che offre sempre occasioni per auto-assolverci tutti e tirare avanti. È questa l’epoca in cui viviamo: «Sul ponte sventola bandiera bianca», canta il Poeta.